sabato 30 agosto 2008

Dio lo Vuole




Un’ aura divina, e in parte auspicata, ci ha accompagnato nel viaggio da poco avvenuto, carico di avvenimenti devastanti, che hanno anche stavolta esercitato la mia ben labile psiche.


Lo so, lo so…volete il resoconto divertente, perché tutti sanno che sono un’attiva sostenitrice della Risata contro il Male di Vivere; volete il raccontino esilarante, per il quale dovrei impegnarmi. Ma in verità, e in verità vi dico, non farò nulla del genere. Non manipolerò la mia vacanza per farvi fare quattro risate, miei brutti anatroccoli; il mio soggiorno E’ STATO ESILARANTE senza che io faccia qualche ritocco qua e là. Giuro, e chi mi conosce sa che non mento.


Le vacanze devono essere organizzate. Non mi riferisco unicamente al prenotare l’ostello adatto, ed assicurarsi che esso abbia sede dove effettivamente afferma di essere (ogni riferimento agli avvenimenti accaduti nella mia vacanza, e riferiti in questo post, sono totalmente casuali), ma ciò che fa una vacanza sono i partecipanti. Da loro dipende la buona riuscita del viaggio.

Io, mi sono organizzata bene, in questo senso.


Alla mia destra, come era giusto che fosse, vi era la Doni, in tutto il suo splendore et virtute, e alla mia sinistra, saltellava la Valentina. Per entrambe devo spendere qualche parola, dato che il solito “c’era una volta una settimana a Praga…” la su citata Doni ha già avuto premura di renderlo noto qui.


Con Doni, ho condiviso momenti magici. Vorrei dire anche romantici e poetici, ma sarei infida e bugiarda. Il massimo dell’eleganza si è raggiunto nel Sex Machine Museum, e vi lascio intendere perché. La maggiore attrazione del museo, tra l’altro da lei trovato, non era tanto la macchina di accoppiamento di gruppo, o quel “tavolo” dell’Emilia Romagna di cui ancora ignoro il funzionamento, ma era, sicuramente, la reazione di Ilaria a ogni oggetto esposto. Il suo visino pacioccoso, che si distendeva in una solare immagine dell’Ilarità, per poi sfociare nella risata poco discreta , che invogliava gli altri visitatori a lasciarsi andare (in senso buono). Va inoltre detto che, da brava classicista quale è stata ( anche se non lo vuole ammettere), la sua sete di conoscenza non aveva limiti: l’uso delle sedie posizionali e dei vibratori a manovella era al centro della sua ricerca. Era così emozionante, vederla volteggiare tra le bacheche, con la fida fotografica tra le mani. La mia commozione(e piangevo davvero) è stata però quando ha scoperto che c’è gente capace di fare interagire le proprie interiora con riproduzioni falliche grandi quanto un enorme fallo di plastica nera semidura NON dovrebbe essere: il suo urlo di sorpresa mi colse sulle scale che portavano al piano del sadomasochismo, ed è risuonato come un “i bambini fanno OH!!” maggiormente allungato. Ilaria fa “Non è possibile!” con la stessa intonazione, e con tanto di occhio spalancato e capillari in vista. La spiegazione di Valentina sulle leggi della Fisica e della Biologia (…”Ilà, fa conto che tramite la dilatazione si può espellere un bambino…”) non riuscivano comunque a reggere lo stupore della mia Doni (“Ma mica si espellono da qui!!”). Io lo ammetto, ho guardato basso per tutto il tempo, non tanto perché le cose mostrate riuscivano a farmi comprendere quanto ignorassi della vita sessuale umana (se così vogliamo dire), quanto per il fatto che mi pentivo, all’origine dei primordi del mondo, di aver incaricato qualcun altro di decidere le modalità dell’accoppiamento. Se potessi tornare indietro, farei in modo che si potessero avere bambini solo grazie alla forza di volontà. Ce ne sarebbero pochi. Meno di quanti ce ne siano adesso, credo. Ma non fateci caso, sono rammarichi di una divinità. Lo stesso rammarico che colse sempre Ilaria, che non si spiegava all’uscita del Museo, perché non ci fosse uno Shop all’interno, giusto per avere almeno un portachiavi per ricordo. Ma questa è un’altra storia. Il divino però l’abbiamo scorto: nel museo, pendevano sulla mia testa due manichini vestiti con due camicie da notte sexy quanto può esserlo un bidone per la carta da riciclare, che però avevano simpatiche aperture, che consentivano lo “zum-zum” tra sposi senza toccarsi impunemente….’na cosa molto furba. Sull’orlo del vestito femminile, ricamato il meraviglioso “Dio lo vuole” che da il titolo al post e toglie a me ogni responsabilità su quello che succede nel mondo.


Doni

è stata protagonista di altre avventure, ovviamente. Lo sterminio dei ragni, ad esempio, o l’incontro ravvicinato con l’Oscuro Signore, con il quale si è concessa effusioni e 50 scatti. Ma la vera Star senza Wars della mia vacanza è stata la creazione di Dio tra le più geniali, fatta apposta per me, e me sola, Valentina. Non c’è altro da aggiungere.


Valentina sarebbe quel tipo di moglie di cui si devono amare tutti quegli atteggiamenti unici et rari, più che la persona in sé.

Perché altrimenti, l’eventuale marito l’accoltellerebbe minimo 30 volte, poi dipende dalla passionalità e dal tempo insieme.

Io amo i suoi atteggiamenti unici et rari. Anche se a volte l’amore è direttamente proporzionale alla voglia di ucciderla, indi per cui la quale, Vale sposami.



Lei, è straordinaria: lo è stata quando mi mandò il messaggio 3 ore prima di partire, di portare il ferro da stiro; quando abbiamo capito che non si poteva ficcare in uno zaino tutto l’occorrente per una vacanza, senza che però lei partecipasse alla comprensione; Vale è stata straordinaria, mentre appena sveglia, pretendeva che comprendessimo i suoi mugugni articolati, e quando, mentre mugugnava, non si è accorta che La Doni voleva colpirla con il fornello elettrico. Era adorabile mentre parlava con i ragni (e con il preferito Parker) intimandogli di morire, per poi dirgli di non farlo, perché le sarebbero caduti sul letto; e che dire quando siamo uscite di corsa dal Ceske Kuchine, in seguito a una sua crisi sul cibo, e del suo disturbo compulsivo del CAMBIA EURO/SPENDI CORONE, che assieme e agli attacchi di fame, la colpiva 13 volte al giorno; L’ho amata, quando si è addormentata nella sala del cinema erotico del Sex Machine Museum, con tutto Ilaria che rideva,o quando mi ha fotografato tutti i disegni che mi piacevano nel museo di Mucha per farmi felice; l’amavo anche quando entrava nel mio letto e mi passava le mani gelate sulla schiena (ma qui ritorna il concetto della proporzionalità amore/odio), e anche mentre scappavamo con il pedalò da quelli che ritenevamo dei “pirati di fiume”, che ci hanno inseguito per 15 minuti su pedalò simile. Ho amato entrambe in molte occasioni: mentre cercavano di battermi a “Pecora”( che è un gioco di carte, malpensanti del piffero), o mentre insinuavano una mia eventuale relazione con S. Venceslao, patrono dei pigiatori d’uva. Le ho adorate e sarei rimasta lì con loro, magari fingendo di essere fantasmi che avevano infestato la stanza, guadagnandoci pure l’ostello, che credete! Voi miei accoliti sareste venuti a trovarmi, sacrificandomi capponi e io vi avrei benedetto, come in un buon pellegrinaggio che si rispetti. Ringrazio le mie compagne di avventure, che San Venceslao, su mia autorizzazione, vi protegga, affibbiandovi una banana museale come portafortuna.

mercoledì 13 agosto 2008

E’ il punto che è bello (.)

Parto, cielo, come Parto. Parto, non nel senso che Partorisco. Ma nel senso che Partisco, che me Ne Vado. Parto per Praga, alla facciaccia di chi mi vuole male, e non voleva che Partiscissi, o che Partissi scegliete voi. Occhi Secchi, non mi avete preso. Certo, dovrei aspettare il ritorno per dirlo, dato che devo salire su un aereo, e stare in una città straniera, e tornare con un altrettanto aereo…ma per ora, Tiè. E Tiè, Tiè, Tiè.
La mia città mi ama (ennesima allitterazione, che io sono acculturata). La foto di cui sopra mi è testimone. Due braccini zebrati mi salutano amorevolmente come a dire “Arrivederci, Nunzia, ‘sta casa aspetta a te!” E non aspettarmi alzata, vecchia belarda. Marica non sarà con noi, e mi mancheranno le sue coccolissime minacce di morte a chi non si alza in tempo; Ma avrò comunque la Doni, che è la vita mia, e Valentina, che mi auguro che si scordi il cellulare, e con lui le sue sveglie.
La valigia è pronta. Oggi, come bravo clan di sciamani che si rispetti, l’abbiamo battezzata a sale grosso, sperando che non venga persa per l’ennesima volta. Non mancano cornetti ed aglio, per eventuali vampiri. Mio cugino è comunque impazzito, e ben pensò di portare del sale a casa, che ha versato (ORRORE) per tre volte, quindi se dovessi abbandonare le spoglie mortali in incidenti vari, il mio Spirito Divino vi informerà che la colpa è sua, e così sia(Sa, io ti amo, ma il sale versato è peggio dello specchio rotto. Fatti esorcizzare).
Mentre si cerca la roba DA METTERE IN VALIGIA, si scoprono universi dimenticati. Calzini spaiati, mutande di quando eri bambina; e lo capisci non tanto per la misura, ma per via dei disegnini traumatizzanti delle paparelle. Buon Gesù.
La Divina Madre (passata di grado, dato che la Reale Madre sono io) si è disperata tra roba “ammappociata” e roba sull’orlo del suicidio. Ma come si suicida una maglietta?! Domande esistenziali. Io poi non amo portarmi molte cose. Ma per La Madre tutto può servire. E con tutto, dico tutto. Il pesce rosso me l’ha risparmiato, cara Donna. E molta roba l’ho tolta di nascosto. E ben vada. Io Parto, e come ho già detto, non aspettatemi. Anzi, vi aspetto io. Nel frattempo, onoratemi e pregate per la mia buona riuscita. Le vie del Signore sono infinite; la mia è unica, coincide con quella della Skyeurope che a Praga mi porta. E con questo punto(.) metto il punto alla serata. Che bello.

P.s: Sorvolando che Bilbao- Città mia è una pazzia, Gianni, per l’album di Luis Royo, potrei anche pensare di mandarti una cartolina più accorata. Ti voglio bene, sappi che se muoio, l’album viene nella tomba con me. Tieni conto.

Vi AMO, e non vi ANO, tutti.