martedì 25 marzo 2008

ePPoi

EPPoi, ePPoi, ePPoi sarà come morire. Magari tranciata da un tagliaerba. Sarebbe fighissimo, e sarei sulla bocca di tutti per un po’. Oggi è Festa Nazionale per chi mi adora come sua divinità, e ho voluto premiare i miei adepti con una nuova avventura, dalla quale ricaveranno gli insegnamenti che credono di scorgerci. Dicevo, ePPoi, ePPoi, ePPoi. Eppoi che dire. Ben sapete che per pubblicizzare la mia religione, mi sono infiltrata negli uffici di quella ufficiosa, e come tale faccio finta di lavorarci, ma loro mi pagano sul serio. Naturalmente la magagna non sta nello stipendio, ma nell’unico irripetibile CORSO DI FORMAZIONE CARITAS, che ci rallegra ogni tot del mese, e come sono solita dire, invocando il Collega, “Dio ce ne scampi!”, o un suo impiegato, ma qualcuno intervenga.

Grande è la perdita di tempo e lo sfrangiamento di ovaie che lo caratterizza, già solo per il nome e per il fatto che va ricordato. Ma l’orrore del viverlo, pochi lo conoscono, e lo auguro a meno ancora.

A renderlo ancora meno edificante ( a parte il fatto che è una sorta di traviamento dell’Essere, atto a farti il lavaggio del cervello) è la metodologia di insegnamento: venti teste vuote a perdere, riunite in una stanza alle nove del mattino, che discutono su tematiche attuali e introspettive, che in un modo o nell’altro, finiscono con l’identificarsi nella figura di S. Francesco. Un poco come un mega raduno di Fan del Tokio Hotel. Solo che qui non ci sono capigliature acrobatiche,ma sandali e rosari. Seguono attività rilassanti e utili, quali in Terribile Girotondo della Pace, o il far parlare una Rana peluche, ragionando su cosa non dovremmo mai fare.

Io, anche senza interpellare la Rana del Destino, avevo già una mezza idea: Io non dovrei partecipare MAI a un corso di formazione.

Le mie speranze si dissolsero al terzo incontro. Non vi era scampo. Ero braccata stretta da ogni parte.

Mostrai un visino adorabile, sbattendo le palpebre, nel tentativo di impietosire chiunque potesse evitarmi tale esperienza. Ma nisba. Carità e buoni sentimenti un corno.

Allora, sbattei la testa contro il muro, giusto per infondere pietà. Ma ripeto, manco quella.

Le premesse, non erano buone. Con il mio vero viso da Faina incazzosa , mi avviai al patibolo. Sapevo che sarebbe stata dura, ma promisi a me stessa di difendere la mia anima e staccarmi le braccia a morsi, se mi avessero trattenuto dallo scappare.

Aprii la porta, con una GRANDA entrata di scena trovandomi le felici pecorelle del gregge, che sembravano attendere giusto me, e mi sentii un po’ preda in pericolo, ma pensai che le pecore sono erbivore, e che via, che poteva succedere?

-Ah,tu sei l’altra ragazza del Servizio Civile vero? Io sono Suor Lucia. E ti stavo aspettando! Suor Paola mi ha dato l’autorizzazione a “prenderti un po’ in giro”!..-

Maledette pecore Carnivore!!!

Avevo già addentato una spalla. Se mi staccavo il braccio, sarebbero stati troppo impegnati ad osservarlo contorcersi, per inseguirmi. Il mio piano non poteva fallire.

Tre ore. Tre ore di nulla o poco più, che avrei potuto occupare in mille altri modi, magari più gratificanti, magari anche più caritatevoli. Potevo ad esempio, tagliarmi le doppie punte, tagliarle a qualcun altro. Ma provai, dopo un profondo respiro, che fu preso per sbadiglio, a smettere di mordicchiare il mio braccio.

Suor Lucia è una brava donna. Nei limiti in cui può esserlo una creatura che ha un’idea balzana come quella di far parlare una rana di peluche. Ha solo una fissazione morbosa con le musiche di Snoopy, che ci ha messo come sottofondo musicale e diedi un enorme esempio di pazienza a non distruggere quel maledetto portatile, mentre spiegavo al mondo il motivo della mia esistenza. Non c’era motivo più valido in quel momento, se non lanciare quel coso dalla finestra. E già che c’ero, buttarmi con lui, per saltarci sopra, ed essere sicura di averlo rispedito all’Inferno. Durante il primo “giochino”, in cui dovevamo scrivere su un fogliettino di che cosa potessimo privarci, il mio unico pensiero era che avrei potuto privarmi della musichetta, e essere veramente felice. La tentazione di riprendere il piano del braccio staccato era forte. Al secondo di giochino, ho tentato di strapparmi il cuore con il pensiero. Ci ero quasi riuscita quando tutto finì, e io ero già fuori, mentre la voce di Suor Lucia mi raggiungeva: - è stato così orribile?-

No, donna, è stato TERRIBILE. L’ho urlato per tutte le scale, mentre mi fiondavo in strada , con qualcuno che condivideva il mio dolore, e chiedevo a S. Francesco di fartelo capire con un’apparizione da dietro un vicolo oscuro. Con un bel “BU!”, e passa la paura. Santo Cielo, e che mi sia testimone! La mia unica consolazione è che avrò sicuramente contratto la lebbra prima della prossima formazione. Magari, il giorno prima. Sennò, c’è sempre il tagliaerbe. EPPoi, sarà, ePPoi saranno solo ‘sticazzi. E provatemi il contrario.