lunedì 23 aprile 2007

Cerimonie, comunioni…e commesse Mastrolindo.

Ogni creatura che si rispetti, dotata di almeno un minimo di amor proprio, sa e comprende che le cerimonie sono una delle piaghe più nefaste del nostro tempo. Una marea convulsa e confusa di gente, che si sente sballottata a destra e manca, tra doverosi auguri e buffet di varia natura, i quali saranno nella hit parade degli argomenti di conversazione degli ospiti per i prossimi 6 mesi a venire: ”Ma tu le assaggiate le frittelline di zucchine??”; “Marò, le scaloppine erano deliziose!”; “Hai sentito? Filomena e Carmela si sono sentite male!!” “E si vede che le cozze non erano fresche…che gente!!”; e via dicendo. E poi. I parenti. Eh sì, perché la maggior parte delle volte, sono avvenimenti inter-familiari, in cui hai la felice occasione di incontrare magari al zia Romualda che non hai mai visto, ma lei ha sicuramente visto te in qualche vita precedente, e che vuole sapere TUTTO quello che si è persa dall’ultima volta che vi siete viste(cioè, quando tu avevi 8 mesi…).

Ma fosse solo questo il problema.

Il fatto è che, a questa gaia occasione, precede il magico momento della scelta del VESTITO.

Che il mio mondo di lettori commenti da solo.

Signori, la scelta del vestito è un incubo ad occhi aperti, da cui solo un orfano figlio unico, scapolo ed antipatico a tal punto che pure i colleghi di lavoro lo schifano troppo assai, può essere salvato. Io, non sono né orfana, né figlia unica, e i miei amici sono masochisti, e come tali mi frequentano. Inoltre, ho avuto la fortuna di avere una famiglia numerosa.

Perciò, la scelta del vestito è doverosa.

Ora, abbracciata la mia croce, nonostante le mie preghiere di contrarre una peste bubbonica di nuova natura, ho accettato di partire in tale ricerca, che a causa i miei stravaganti gusti, per i miei genitori equivale alla ricerca del Santo Graal. Ciò nonostante, dopo i numerosi”Questo ti piace?”, e i notturni pianti della Reale Madre(in ea semper misericordia fuit), alla fine si giunse ad un accordo, e il vestito fu trovato.

Ma io non avevo fatto i conti con la Commessa Mastrolindo!

La Commessa Mastrolindo(definita così dal mio punto di riferimento Luciana Littizzetto, nel suo libro “Col cavolo”, che è la mia Bibbia) e detta così per la sua posizione tipo, a braccia conserte, sinonimo del fatto “Che lei non fa nulla, oltre a prendersi lo stipendio”. Pensateci, l’avrete incontrata anche voi. E io ho avuto il piacere di incontrarne un esemplare U-N-I-C-O.

Proprio stamane, in compagnia della su citata Reale Madre(in ea semper misericordia fuit) e di Don Pasquale(fidelis, semper fidelis), ci recammo per comperare l’oggetto di tanta sofferenza, in un negozio di cui non faccio nome, giusto perché il paese è piccolo, e il vestito devo ancora prenderlo.

Alla educatissima domanda della mia Madre di misurare lo scopo della giornata, la tipa, visibilmente contrariata dalla nostra presenza, risponde:

“e no, l’abbiamo finito…”

Scusi, ma quello in vetrina cos’è, un ologramma?!

“Ma quello è in vetrina!”

Davvero? Mi pareva che non riuscissi a toccarlo fuori…era la vetrina dunque…

Si, femmina, ma io il vestito voglio provarlo, è possibile? scusa il disturbo!

“è una S!!”

…Gioia, di certo a una balena incinta come te non entra, ma io ci vado benissimo...Comunque, me lo prende ‘sto abito?

“Non si può prendere, è troppo in fondo alla vetrina!”

Prego?

E scusate, con i vestiti delle vetrine che ci fate?! Non li vendete?? Se no i manichini si prendono collera??!!

“Torni Giovedì l’altro…”

Perché alla tua mole ci vuole una settimana per raggiungere il fondo della vetrina?? E tu devi cambiare lavoro, tesoro! Qua tra il piegare mogliettine e rispondere ai clienti, te rischi il collasso!!No, NUNZIA mai!!!

“e mi dispiace, è in fondo, non si può prendere…”

E mi dispiace pure a me, mi dispiace che stamattina non ho dormito un’altra ora invece di venire a incontrare ‘sto esempio di cretinaggine acuta!! Ma questi so pazzi…Don Pasquale(Fidelis, semper fidelis) è stato un Signore (come al solito) e si è limitato a riderle in faccia. Donna Anna (in ea semper misericordia fuit), invece non ci poteva pensare, ci è tornata dopo, e ha reso partecipe il proprietario che quel leone marino scappato dallo zoo, era in realtà la sua commessa, e che se non si faceva qualcosa, lei chiamava pure la protezione animali. Il vestito sarà pronto dopodomani. Ehhhh…Pure in questa piccola città, quando si sente parlare di mettere “il leone marino in regola”, si aprono TUTTE le porte…

sabato 21 aprile 2007

C'era una volta una piccola città...

...abitata da tante piccole creature, alcune degne di nota, alcune che non lo sono, alcune che mai lo saranno. Ma, in fondo, facendo parte di tale mondo, meritano, in bene e in male (soprattutto in male) di essere ricordate. Io non credo di appartenere a nessuna delle categorie su citate; nasce quindi il problema: “e io cosa faccio?”.
Per ovviarvi, non c’era che il privilegiato ruolo dell’osservatrice, che oltre a stimolare la mia voglia di scrivere, mi concede di manipolare la realtà e di descrivervi esattamente come voglio, senza temere di essere accusata di poca obiettività.
Anzi, a dirvela tutta, non me ne fregherebbe di meno se voi lo faceste; continuerei comunque. Questo perché sono antipatica, irascibile e polemica, e voi non potete sfuggirmi.
Ora, dato che il mio potere è vasto ed illimitato, ecco una prefazione che la a me cara suddita, SENZA FORZATURA ALCUNA, ha avuto il piacere di scrivere per me. Ilaria, ti amo, bla bla e tanti saluti.


«Ci sono delle sicurezze nel mondo, e delle persone sicure. Che ti forniscono vitto, alloggio, affetto, compagnia, cose del genere insomma, senza chiedere più di 20 centesimi ogni volta che vai a trovarle (per l’ascensore di casa) in cambio. Che tu potresti essere anche il peggio criminale che ci sta e queste persone ti raccolgono dalla strada e ti mettono sulla retta via e ti scrollano le spalle e ti rimandano a giocare sul ring dicendo con piglio convinto: “stabbene”.
E una parola del genere, nel suo recondito significato, ti può anche illuminare la giornata e il resto dell’esistenza, prima di fulminarsi come una lampadina maneggiata senza cura alcuna.
E fischietti e intanto continui a fare il malvivente delittuoso accidioso perché tanto lo sai che costoro prima o poi verranno e ti rastrelleranno insieme alle cartacce, separando il secco dall’umido, mentre rantoli su di un tombino in mezzo alla strada.
Solo grazie a queste persone, che pensano per te, badano alla tua incolumità e si occupano delle faccende burocratiche/economiche, la vita ci arride e non ci buttiamo sopra (o sotto) il primo ponte non pericolante che incontriamo sul cammino dell’età.


Ecco perché introduco al mondo dei blog la Nunzia. Io le faccio questo piacere; lei un giorno mi pagherà le bollette della luce e del gas, la rata del condominio, e cose del genere.
Deo Grati(a)s.
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Ilà