mercoledì 12 dicembre 2007

Scottex

La Vita, miei cari castorini in attesa della favola, vi dirò, è come un rotolo di carta igienica. Tutto, dal suo lavoro ingrato, alla paura di rimanere senza sul più bello, rispecchia l'andazzo dei viventi.
E' impressionante. Cioè , io non ci avevo mai pensato. Ma è così. Non che la rivelazione sia giunta illuminante mentre mi dedicavo a "leciti affari" nel mio bagno, comunque...giunse all'università, luogo quanto mai adatto a ragionamenti sulla forma delle sottilette e sull'uso e consumo delle bottiglie di plastica. Ma dunque, dicevo! L'universo della Carta Igienica è vasto et arcano.Ve ne sono di tutti i tipi, di tutti i generi, di tutte le marche! In fondo, non è un articolo particolarmente difficile da fabbricare, come i bambini, del resto. Ed è Arcano, perché è arcana per prima la mente che ha partorito tale idea. E da qui prende piede il mio pensiero, e la mia constatazione;sì, perché la vita, è come un rotolo di Carta Igienica, non solo per il suo lavoro ingrato e per la paura che finisca sul più bello, ma anche perché c'è ne sono di tipi differenti, come le vite delle persone. Differiscono nei particolari; ce ne sono a 10 veli, ad esempio, ma anche a 3, 2, o 1! Perché no? Per risparmiare. Ci sono i rotoli morbidi, altri un po' meno. Ci sono quelli discreti, che al massimo ci hanno un ghirigoro, tanto per abbellire. E ci sono quelli protagonisti, con tutti i disegnini, che di tutto il bagno ricordi solo quelli. Ci sono quelli maxi, che durano tanto tanto, al punto che possono inseguire i camion in pubblicità imbecilli, e quelli che l'ultimo strappo è sempre un'incognita:"Quando avverrà?" oppure" Proprio ADESSO?!". Ma sono rotoli consapevoli, e non se la prenderanno se non verseremo qualche lacrima per loro. Ci sono quelli profumati, che provano ad apparare; ci sono quelli di carta riciclata, che da dove viene 'sta carta rimane un mistero (e forse è meglio così); Ci sono quelli colorati, quelli che fanno "pendant" col cesso, e che mamma non vuole che si tocchino, che stanno lì per bellezza e sono difficili da trovare, e tu li odi, li odi, li odi, pensando che tua madre li preferisca a te. E poi ci sono quelli normali, bianchi e in confezione da sei, che ti sorridono con clemenza dallo scaffale quando li compri, poiché sanno che senza di loro saresti nella merda(e mo ci vuole).
Il mondo è bello perché è vario. La Carta Igienica è bella perché e varia. E ci sta poco da fare. Il progresso ci ha portato a dipendere anche da lei. Accettiamolo e mosca. Propongo un po' di solidarietà, invece! Un bel "grazie" a lavoro finito. A rotoli e persone. Infondo loro, quello che fanno, non è sempre con piacere. Però lo fanno. E sia da esempio. Basta meschinità. Lo chiedo a nome di tutti "i tubi di cartone avvolti ripetutamente con fogli di carta lavorata meccanicamente". Basta chiamarli unicamente "Rotoli". E' da razzisti.

giovedì 25 ottobre 2007

Viennetta



Un ciao a tutti i micini e le micine in ascolto. Ave, miei cari lettori! Ritornai dalle lande viennesi (in realtà, sono tornata da un pezzo…), senza infamia e senza lode. E immagino che tutti voi vogliate sapere che cosa è accaduto in quei 10 giorni di follia. All'inizio, avevo intenzione di fare un blando resoconto, giusto per non perdere troppo tempo, e soprattutto per portarmi nella tomba tutti gli eventi paranormali accaduti durante la mia "PRIMA VACANZA CON LE AMICHE". Ma il successo di Tavernello mi invita a riflettere, e mi son chiesta" se scrivessi un blando resoconto, chi mai lo leggerebbe?" Voi, risponderei. Lo so che lo fareste. Avete troppo poco da fare, per non perdere tempo con me. Ma mi sento benevola, e anche stavolta m’impegnerò.

Signori, i viaggi sono una prova per l'anima. In pratica, eravate convinti di poter fare di tutto? Di potervi adattare a tutto e a tutti? Un viaggio vi farà cambiare idea. Vi rimarrà un meraviglioso ricordo. A volte, un’ulcera venutavi in seguito allo smarrimento della vostra valigia, ve lo farà ricordare meglio. Nel mio caso, è stato così.

Comunque. Per prima cosa voglio ringraziare le mie compagne di viaggio. So che devo essere stata un pochino insopportabile anche io, necessariamente, data la mia poca amabilità. Ma voglio ricordare con rinnovato ardore tutte quelle piccole cose, che hanno accompagnato le mie giornate. Voglio ricordare le scappatelle delle due reginette del Crimine, che trafugavano olio, chicchi di cereali e nutella (tra l’altro mai consumati insieme), e con espressione raggiante, spalancavano la porta, ghignando soddisfatte alla faccia dei proprietari dei nuovi acquisiti beni; Voglio ricordare il mio letto, che in realtà, era una stuoia dell’Ikea, e il mio baldacchino, che in realtà era la scrivania della stanza; e Ratsingasse, che, nonostante la poca simpatia nutrita dalla Marica, è stato un bravo topo di compagnia; Mai potrò dimenticare Valentina, e le sue terribili QUINDICI sveglie del cellulare, che per gli altrettanti QUINDICI giorni seguenti, mi hanno perseguitato nel mio agitato sonno, mentre sognavo di saltarci sopra fino allo sfinimento (sul cellulare, naturalmente); e che dire del tetrapak della aranciata, su cui un simpatico pennarello aveva tracciato la parola “CICCHE”, per essere usato come posacenere…la sua è stata una carriera dignitosa, che lo ha portato anche a trasferte all’estero, addirittura fino al lavandino del bagno, luogo quanto mai oscuro. Ci sarebbero ancora tante cose da dire, ma la noia sta prendendo il sopravvento! Ma non posso non ringraziare “quelli dell’aeroporto di Bratislava”, che dopo tre giorni mi riportarono la valigia fino a Vienna; l’uomo dell’ostello, che ha gioito con noi del ritrovamento della valigia. Ringrazio gli uomini valorosi del Mc Donald, che non ci hanno denunciato, nonostante le continue aggressioni di Ilaria; e l’uomo del tram, che ha gentilmente evitato di investire una Marica in un tentativo inconsapevole di suicidio (Marica, il rosso significa che non si può passare!!); Il cellulare di Ilaria, con la mappa della metropolitana ( benedetto sempre sia); gli americani, che ci hanno reso noti i costumi delle prostitute del loro paese; e gli “urlatori dal megafono”, con i quali io e la Marica avevamo promosso una corrispondenza di amorosi sensi. Grazie, grazie, grazie. È stato magnifico sopravvivere a tutto questo. Ora, però, il mio ringraziamento più grande va un uomo, uno solo, che con il suo atteggiamento, mi ha insegnato ad apprezzare la vita, e tutte le sue sfumature. Grazie, maniaco della casa degli orrori di Jack the ripper, in ogni vicolo scuro, quando incontrerò il sosia di Gollum, e lo prenderò violentemente ad accettate sull’inguine, penserò a te. Lo giuro, lo giuro, lo giuro.

martedì 17 luglio 2007

About Tristesse

Il fatto è prettamente questo. L’esistenza della infelicità, di quel noto moto d’animo, definito anche Tristezza, è cosa risaputa. L’Uomo non può sottrarvisi; la Donna men che meno. Ma è pur vero, permettetemi di dire, che la Tristezza…diciamo…che non ne esiste una sola; nel senso che ogni triste sospiro emesso dalle nostre labbra, ha una storia diversa, un peso, un valore diversi. C’è la mia tristezza, quella di chi sta leggendo, quella di chi magari sta pensando di farla finita una volta per tutte. Il mondo è bello perché è vario.

Ora, non è che io stia facendo un pomposo e poco chiaro prologo per dire che sono triste. Non lo sono. E dunque, non mi servono parole di consolazione. La mia è una semplice considerazione, una riflessione, via.

E difatti, oggi riflettevo. Cosa straordinaria quanto rara, oggi pensavo. Pensavo, in maniera assai patetica, tra l’altro, che un giorno io non ci sarò più.

Niente di originale, insomma.

Mi sono resa conto che tutto quello che faccio, e che farò, in fondo è fine a se stesso. Dopo la mia dipartita, non avrà ripercussioni future, né tornaconto, e se pure ne avesse, questi avrebbero comunque fine come le azioni che li hanno generati. In poche parole, una gran perdita di tempo. Ma ciò non mi ha reso triste, no davvero. Una volta dissi a un’ amica, in uno dei nostri numerosi incontri esistenziali, che se ogni giorno aprivo gli occhi era perché volevo fare della mia vita la sede di quegli atti, di quei gesti che il mondo, il mio mondo, potesse ricordare. Con affetto o con odio, a seconda dei casi. Desideravo il Ricordo: la mera consolazione di chi teme ciò che dopo verrà. Desiderio strambo, per qualcuno come me, che è risaputa per la limitata gamma di sentimenti di cui fa uso. È stato un capriccio confortante, per quel poco che è durato. Senza fare tanti giri di parole, si sa, per essere ricordati in questo mondo, bisogna compiere grandi gesta, e personalmente, sono articoli che non tratto abitualmente. E se invece ci riferiamo a chi ha avuto la sfortuna di frequentarmi, e di rimanere legato a me per qualche misteriosa ragione, obbligare costoro a ricordarmi, oltre a essere una tortura, è pure ingiusto. Io non vorrei che mi fosse imposto di ricordare niente e nessuno che io non voglia. Desidero avere la libertà di dimenticare. E se pure ricordassi, in un “puff ”, tali ricordi scomparirebbero con me.

È un circolo vizioso.

Ma, ribadisco, non sono triste.

La consapevolezza di essere così lieve, da non riuscire a lasciare nemmeno un’impronta sulla strada percorsa, mi consente di agire, osservare, come meglio credo.

Con i tempi e le modalità che desidero, egoisticamente parlando.

E con azioni, che seppur compiute nella sicurezza del “puff ”imminente, sono sempre compiute, perché preda dell’emozione, del desiderio, e anche della tristezza. Impalpabili moti dell’animo, ma pur sempre moti.

Perché è vero che la Tristezza, vaga, lieve, o persistente che sia, avvolge il cuore,è anche vero che il cuore batte comunque! Cioè, non si muore di tristezza;di infarto miocardico, semmai!! Ma di Tristezza…è del tutto improbabile! Perché, anche se non sembra, non se ne prova mai abbastanza per morirne, è legge di Natura! Anche se a volte sembra che abbia locazione stabile nel petto, altre invece basta relativamente poco per diradarla. E torno al discorso di prima, che la tristezza non è mai una sola, che ogni triste sospiro è diverso, che il mondo è bello perché è vario. Evviva la Tristezza, che sa essere originale! Comunque la mia, era una semplice considerazione, una riflessione, via…

venerdì 22 giugno 2007

Io, "de riturn"

Signori,contrariamente a alle vostre supposizioni, non sono caduta in alcun tombino senza
ricevere soccorsi, nè sono stata rapita dai terroristi dopo qualche intercettazione che
rivelava i miei contatti con la CIA. SONO VIVA. Viva e vegeta, e oggi come non credo che più
accadrà, trentennata. Nel senso che , Deo miserante, la mia prof di Letteratura Latino
medievale, viste le mie pessime condizioni, mentali e fisiche,e dato che lei ama i casi
disperati, mi ha degnato del 30(!!) Che credevo non avrei mai visto sul mio libretto
universitario,giusto perchè la scritta "trenta" è addirittura più grossa della sottoscritta.

Ma naturalmente, non è questa la cosa importante. La mia assenza, dovuta a un assai
disgraziato demone celeste, non mi ha concesso di descrivere gli accadimenti successivi ad
Aprile, e ciò è molto triste. Ma non abbattiamoci! Tornai e ancora vi onorerò della mia assai prestante presenza. Anche perchè questo è uno spazio pubblico, e a me non me ne frega
niente se a voi non sta bene, e con ciò concludo, evviva la democrazia.

Ora, considerato che sarebbe faticoso rivangare i tempi antichi, vi concedo una nuova
considerazione partorita dalla mia mente. La Vostra Funambola del verso, "viene con questa a
dirvi" che oggi il suo pensiero si è soffermato su...para-para-pappà!...la pubblicità,lo
stacco pubblicitario, The advertising, o, come amo definirla io quando appare sul più bello
del film, "la cazzimma sul più bello".

Ora(2), voglio che il mondo sappia che io adoooooro le pubblicità. Sono il pizzico di sale nella torta, quella dimostrazione al fatto che all'immaginazione(e a volte alla demenza) umana, non c'è limite. E inoltre ce ne sono alcune con le quali sono cresciuta, che ricorderò per tutta la vita, e che racconterò ai figli di mio fratello prima di andare a dormire. Per esempio. Come si fa a non ricordarsi di "Ambrogio, avrei un certo languorino"?.Volevo bene ad Ambrogio. La sua terribile condizione servile ha fatto nascere in me la voglia di combattere gli oppressori:a sette anni, inveivo violentemente contro la donna vestita di giallo, che sfruttava il povero e gentile Ambrogio, che perdeva giornate intere a mettere uno schifosissimo cioccolatino uno sopra l'altro (sai quante volte ha dovuto ricominciare da capo?!!), per formare una elegante montagnella, che la malefica donna disfaceva per un "languorino" del piffero. Ora, Ambrogio non c'è più. Sarà morto? Non lo sappiamo. Ma con mia profonda tristezza, l'ho visto sostituito da una posseduta, scartata a suo tempo dal cast dell'Esorcista, che mangiato il cioccolatino, vola avanti e indietro, circondata da piume e fazzoletti gialli. Brutta Oca. Ma c'è di peggio!! Al Male non c'è mai fine!! Che dire di Capitan Findus?? Lui sì che era un uomo come si deve!!E che gli hanno fatto??? Da nonno che tutti avremmo voluto avere, è diventato il genero che ogni madre avrebbe voluto!!Giovane, Aitante, e soprattutto, in giro per quasi tutto l'anno, perchè in mare a pescare i merluzzi!!!Il mondo cambia, le pubblicità cambiano. Non ci sono più i due cretini che giocano con il pollo incartato nella carta argentata, ma c'è lei, Camilla, quella che mette le sottilette ovunque, e non ha la proverbiale e geniale idea di mettersela una in bocca per tacere. Ma non è tutto! Abbiamo anche la sua versione da piccina, che ci toglie ogni dubbio sulla sua capacità cognitiva. Ecco la sua mamma, che va a prenderla all'asilo, rendendoci partecipi del fatto che i bimbi sono scemi, non stanno mai fermi e a dimostrazione di ciò, la fulgida creatura la informa"Ho fatto una torta con il fango!". Cretina. Cretina che la più cretina delle cretine ti chiede l'autografo. E tua madre ti ha insegnato il mestiere."Perchè a volte i bambini hanno bisogno di un aiuto". E tu, invece di darle da bere lo yogurt scremato, che aspetti a mandarla dallo psichiatra?! E già che ci sei, mandaci pure tuo marito, che se non ti ha lasciato, sarà un uomo ormai depresso e disturbato. Ma perchè? Cosa mi significa? Dov'è? Dov'è la nonna del Dash, dov'è il "Pitupitum-pà!" di Susanna?! E com'è che alla mucca del Fruttolo hanno messo le scarpe?!!Cosa ha la televisione contro gli zoccoli? E perchè sostiene invece le corrispondenti femminili dei suddetti??."La mia mamma ha fatto i piccolini..." le pubblicità della pasta, ti colpiscono sempre allo stomaco "Ha detto che l'ho ispirata io...anche io da grande mi voglio ispirare!". E avvolgiti in una cartina, tesoro, e datti da fare.

Mondo marcio, mondo infame!!

lunedì 23 aprile 2007

Cerimonie, comunioni…e commesse Mastrolindo.

Ogni creatura che si rispetti, dotata di almeno un minimo di amor proprio, sa e comprende che le cerimonie sono una delle piaghe più nefaste del nostro tempo. Una marea convulsa e confusa di gente, che si sente sballottata a destra e manca, tra doverosi auguri e buffet di varia natura, i quali saranno nella hit parade degli argomenti di conversazione degli ospiti per i prossimi 6 mesi a venire: ”Ma tu le assaggiate le frittelline di zucchine??”; “Marò, le scaloppine erano deliziose!”; “Hai sentito? Filomena e Carmela si sono sentite male!!” “E si vede che le cozze non erano fresche…che gente!!”; e via dicendo. E poi. I parenti. Eh sì, perché la maggior parte delle volte, sono avvenimenti inter-familiari, in cui hai la felice occasione di incontrare magari al zia Romualda che non hai mai visto, ma lei ha sicuramente visto te in qualche vita precedente, e che vuole sapere TUTTO quello che si è persa dall’ultima volta che vi siete viste(cioè, quando tu avevi 8 mesi…).

Ma fosse solo questo il problema.

Il fatto è che, a questa gaia occasione, precede il magico momento della scelta del VESTITO.

Che il mio mondo di lettori commenti da solo.

Signori, la scelta del vestito è un incubo ad occhi aperti, da cui solo un orfano figlio unico, scapolo ed antipatico a tal punto che pure i colleghi di lavoro lo schifano troppo assai, può essere salvato. Io, non sono né orfana, né figlia unica, e i miei amici sono masochisti, e come tali mi frequentano. Inoltre, ho avuto la fortuna di avere una famiglia numerosa.

Perciò, la scelta del vestito è doverosa.

Ora, abbracciata la mia croce, nonostante le mie preghiere di contrarre una peste bubbonica di nuova natura, ho accettato di partire in tale ricerca, che a causa i miei stravaganti gusti, per i miei genitori equivale alla ricerca del Santo Graal. Ciò nonostante, dopo i numerosi”Questo ti piace?”, e i notturni pianti della Reale Madre(in ea semper misericordia fuit), alla fine si giunse ad un accordo, e il vestito fu trovato.

Ma io non avevo fatto i conti con la Commessa Mastrolindo!

La Commessa Mastrolindo(definita così dal mio punto di riferimento Luciana Littizzetto, nel suo libro “Col cavolo”, che è la mia Bibbia) e detta così per la sua posizione tipo, a braccia conserte, sinonimo del fatto “Che lei non fa nulla, oltre a prendersi lo stipendio”. Pensateci, l’avrete incontrata anche voi. E io ho avuto il piacere di incontrarne un esemplare U-N-I-C-O.

Proprio stamane, in compagnia della su citata Reale Madre(in ea semper misericordia fuit) e di Don Pasquale(fidelis, semper fidelis), ci recammo per comperare l’oggetto di tanta sofferenza, in un negozio di cui non faccio nome, giusto perché il paese è piccolo, e il vestito devo ancora prenderlo.

Alla educatissima domanda della mia Madre di misurare lo scopo della giornata, la tipa, visibilmente contrariata dalla nostra presenza, risponde:

“e no, l’abbiamo finito…”

Scusi, ma quello in vetrina cos’è, un ologramma?!

“Ma quello è in vetrina!”

Davvero? Mi pareva che non riuscissi a toccarlo fuori…era la vetrina dunque…

Si, femmina, ma io il vestito voglio provarlo, è possibile? scusa il disturbo!

“è una S!!”

…Gioia, di certo a una balena incinta come te non entra, ma io ci vado benissimo...Comunque, me lo prende ‘sto abito?

“Non si può prendere, è troppo in fondo alla vetrina!”

Prego?

E scusate, con i vestiti delle vetrine che ci fate?! Non li vendete?? Se no i manichini si prendono collera??!!

“Torni Giovedì l’altro…”

Perché alla tua mole ci vuole una settimana per raggiungere il fondo della vetrina?? E tu devi cambiare lavoro, tesoro! Qua tra il piegare mogliettine e rispondere ai clienti, te rischi il collasso!!No, NUNZIA mai!!!

“e mi dispiace, è in fondo, non si può prendere…”

E mi dispiace pure a me, mi dispiace che stamattina non ho dormito un’altra ora invece di venire a incontrare ‘sto esempio di cretinaggine acuta!! Ma questi so pazzi…Don Pasquale(Fidelis, semper fidelis) è stato un Signore (come al solito) e si è limitato a riderle in faccia. Donna Anna (in ea semper misericordia fuit), invece non ci poteva pensare, ci è tornata dopo, e ha reso partecipe il proprietario che quel leone marino scappato dallo zoo, era in realtà la sua commessa, e che se non si faceva qualcosa, lei chiamava pure la protezione animali. Il vestito sarà pronto dopodomani. Ehhhh…Pure in questa piccola città, quando si sente parlare di mettere “il leone marino in regola”, si aprono TUTTE le porte…

sabato 21 aprile 2007

C'era una volta una piccola città...

...abitata da tante piccole creature, alcune degne di nota, alcune che non lo sono, alcune che mai lo saranno. Ma, in fondo, facendo parte di tale mondo, meritano, in bene e in male (soprattutto in male) di essere ricordate. Io non credo di appartenere a nessuna delle categorie su citate; nasce quindi il problema: “e io cosa faccio?”.
Per ovviarvi, non c’era che il privilegiato ruolo dell’osservatrice, che oltre a stimolare la mia voglia di scrivere, mi concede di manipolare la realtà e di descrivervi esattamente come voglio, senza temere di essere accusata di poca obiettività.
Anzi, a dirvela tutta, non me ne fregherebbe di meno se voi lo faceste; continuerei comunque. Questo perché sono antipatica, irascibile e polemica, e voi non potete sfuggirmi.
Ora, dato che il mio potere è vasto ed illimitato, ecco una prefazione che la a me cara suddita, SENZA FORZATURA ALCUNA, ha avuto il piacere di scrivere per me. Ilaria, ti amo, bla bla e tanti saluti.


«Ci sono delle sicurezze nel mondo, e delle persone sicure. Che ti forniscono vitto, alloggio, affetto, compagnia, cose del genere insomma, senza chiedere più di 20 centesimi ogni volta che vai a trovarle (per l’ascensore di casa) in cambio. Che tu potresti essere anche il peggio criminale che ci sta e queste persone ti raccolgono dalla strada e ti mettono sulla retta via e ti scrollano le spalle e ti rimandano a giocare sul ring dicendo con piglio convinto: “stabbene”.
E una parola del genere, nel suo recondito significato, ti può anche illuminare la giornata e il resto dell’esistenza, prima di fulminarsi come una lampadina maneggiata senza cura alcuna.
E fischietti e intanto continui a fare il malvivente delittuoso accidioso perché tanto lo sai che costoro prima o poi verranno e ti rastrelleranno insieme alle cartacce, separando il secco dall’umido, mentre rantoli su di un tombino in mezzo alla strada.
Solo grazie a queste persone, che pensano per te, badano alla tua incolumità e si occupano delle faccende burocratiche/economiche, la vita ci arride e non ci buttiamo sopra (o sotto) il primo ponte non pericolante che incontriamo sul cammino dell’età.


Ecco perché introduco al mondo dei blog la Nunzia. Io le faccio questo piacere; lei un giorno mi pagherà le bollette della luce e del gas, la rata del condominio, e cose del genere.
Deo Grati(a)s.
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Ilà