giovedì 12 marzo 2009

Ho fotografato una banana triste

Ieri mattina attendevo il mio tempo in facoltà, e nell'attesa mi leggevo il benedetto City, che è la mia botola su questo pazzo mondo. La carta stampata mi rivela che il lavoro più redditizio è quello del maggiordomo, e che la crisi è un Pesce d'Aprile andato per le lunghe. Ma anche che Penelope Cruz si sente una buona mamma pur non essendolo, e che ha dare davvero svolta alla vita delle donne sono stati i pannolini usa e getta, e l'interruttore con la rotellina, che nasconde polvere e cellulite a seconda della diffusione. Il mio mondo ha avuto senso alla pagina dell'oroscopo, dove vengo a conoscenza di verità universali : Il benessere dello Scorpione dipenderà da una porzione di cavolo; Gli Acquario avranno adeguate risorse di fiato, i Capricorno avranno un amore da parcheggiare e mani e piedi freddi.
Sabato la mia luna doveva essere negativa, o magari aveva fatto indigestione. Ore 09. 04, ero nel mio letto, in uno stato di morte apparente ma convinta, e un urlo si impone ai miei timpani, e io grufolo indispettita. Dopo un iniziale "Du Palle!" d'incoraggiamento, mi alzo, e scorgo la Donna Anna (In ea semper misericordia fuit) che parla al soffitto, gesticolando impaziente nella sua camicia da notte rosa. Alla mia invocazione, si alza dal letto con uno scatto che ricorda esplicitamente Nosferatu, e prende a correre euforica per casa, occhio spalancato e fiato corto.
L'inseguimento della sua persona è lungo ed arduo. Giunge l'amica di mamma, che risolve con un pacifico "Facciamo la spesa", che si è rivelata un'impresa estenuante... Al limite della sopportazione, ci rechiamo in farmacia, dove si accorgono subito che c'è qualcosa che non va. Metto le mani avanti, e faccio capire che non le ho dato droghe per sfruttarne la persona, e veniamo a sapere, nel passaggio dalla sovraeccitazione all'abbattimento, che scocciandosi evidentemente di compiere lo stesso gesto due volte, la Donna Anna (In ea semper misericordia fuit) ha preso nello stesso momento un'antistaminico e un'antidolorifico, e quest'ultimo a base di oppiacei. Quale ovvietà.
La Farmacista è un Genio, consiglia l'uso separato delle pillole, dato che il fisico di Donna Anna (In ea semper misericordia fuit) evidentemente ne risente. Al mio commento che ne risentivo anche io, lei mi liquida con un "Ma che disgraziata!" e se non fosse in una botta di euforia Donna Anna (In ea semper misericordia fuit) aveva deciso di uscire, sarei ancora sul bancone aggrappata saldamente alle orecchie della farmacista per strapparle lo scalpo a morsi.
Assicuratomi che Donna Anna (In ea semper misericordia fuit) fosse uscita dal tunnel degli oppiacei, lunedì mi sono recata, su invito esplicito, presso il Sacro Suolo Accademico dell'Arte propriamente detta, dove un mio vicino parente (conosciuto dai più come "Dio dei pervertiti") si dedica a piacevoli attività, non tutte collegate al suo soprannome, credo.
In compagnia di altri simpatici (non che mio cugino lo sia) frequentatori del Sacro Suolo Accademico dell'Arte propriamente detta, ho interagito con una copia del David di Michelangelo, battezzato da me medesima Mister D., e con Bob, che leggenda vuole tramutato in pietra mentre aspettava il turno in bagno. Ho pranzato nella poco accogliente, ma modica Tana dell'Arte, e tanto pè cambià, viaggiato di fumetteria in fumetteria con gente competente (Martina I love you)
Ma ora. So che avete letto tutto 'sto popò di roba per un unico motivo assoluto, che altro non è che il tiolo del post. Pensate sempre male, questa è la verità. Ma gli ortaggi e la frutta hanno una dignità, e io me ne farò portavoce: basta discriminare Pere, Finocchi e Banane e le povere Arance che ormai hanno il complesso della cellulite. Perchè anche loro valgono.
La Banana Triste ora non lo è più. Ma solo per merito delle fauci di mio fratello, non certo per merito vostro, fottuti insensibili!!

mercoledì 11 febbraio 2009

In the ass of BALEN (Ma mi fai il crimine nel crimine!)

Io mica me lo spiego, sapete? Cioè, la mia intenzione di ritirarmi ad Otium contemplativo era quasi di dominio pubblico, ma come si sia giunti a tutto questo tempo di inerzia davvero “non me lo so spiegare,io”, molto di più di Tiziano Ferro (che non si sa spiegare molte cose, lui). Ma ci ha pensato LEI, la meravigliosa Tivvù a richiamarmi al dovere ligio et rigoroso. Essì, perché gli occhi sono lo specchio dell’anima, e il tubo catodico è lo specchio del mondo, ed è un mondo che va a rotoli, roba che manco la carta igienica Regina la sera della sagra della ricotta e pera. E tenendo faticosamente in disparte politicanti vari e rappresentanti cattolici invasati, cartelloni contro i brasiliani, e stupri variamente giudicati e presentati al popolo a secondo di che etnia sia a compierli, vi dirò che comunque c’è della merda sul tavolo, e nessuno sembra tanto furbo da farlo notare. Ed è inutile che cercate di farla passare per una torta al cioccolato, odore non inganna. Ma per fortuna c’è anche di peggio, ve lo dico per esperienza personale. E non mi riferisco solo alla stupenda nuova versione della pubblicità degli assorbenti, che dopo essere stati profumati al mughetto, adesso c’hanno pure il verso, e per capirlo, ci dobbiamo sorbire tre minuti di femmina che cammina al contrario, si scontra con un altro genio alla Licia e Mirko, fa cadere giustamente tutto il pacchetto di assorbenti, e sempre più giustamente, lui, si fa una bella risata. Ora, premettendo, che , femmina, mi auguro che proprio tutto il pacchetto sia stata una tua personale precauzione, tu uomo, che accidenti ti ridi?! Al telespettatore l’ardua sentenza. IO, voto per l’idea che si rallegra del fatto che siano della stessa marca usata da lui, e che magari quel giorno se l’è messo pure storto, perchè altrimenti NON MI SPIEGO, nel nome di Johnny Cash, perché pure tu cammini al contrario come la signorina su citata. Ma poi la mia analisi si sarebbe dovuta estendere a tutte le comparse, e mi sono venuti i brividi.

Ma come dicevo, tralasciamo. Tralasciamo anche i reality musicali, che stanno diventando una piaga dell’umanità assieme all’avvelenamento dei mari e il mio giustificatissimo attorcigliamento di ovaie e organi collegati. E scendendo sul personale, tralasciamo gli incontri ravvicinati con chi non si frequenta abitualmente, si pensa per ovvi motivi, ma quando ti sparano la lungimirante frase “ dammi un in ass of balen” ti rendi conto che ce ne sono altri ancora, e un pò la cosa ti consola. Possiamo anche tralasciare che ne succedono tante, che tante cose deludono, e che si sul dire che da lassù non mandano mai nulla che non si possa sopportare. Che poi io avrei sempre da ridire, che quando sento qualcuno dire ‘sta cosa, lo prenderei per il collo e gli farei conoscere tutte le sporgenze della mia abitazione a testate. Chi te l’ha detto, inimitabile esempio di pirla, che io possa sopportare le tue cazzate per oltre un limite di 4 secondi e 34 centesimi? Ti hanno detto una stronzata, se non credi a me, credi alle botte che ti ho dato.E molte volte servirebbe solo una bella automatica a portata di mano, per spararsi un bel colpo in bocca e farla in barba al dentista che ti aspettava proprio tra un’ora.

Ma poi ci ho ripensato, non tanto per il dentista, quanto per vedè se della pubblicità dell’assorbente c’è una seconda parte. Che so, che i due si sposano, dopo aver trovato questo entusiasmante punto di convergenza, hanno una bella bambina, e al momento opportuno, gli consigliano la stessa marca usata da loro prima della menopausa. Che teneri. Nell’attesa, sparatevi una dose di biscotti al cioccolato, sulle note di “The Passenger” di Iggy Pop. Ma se prendete la cover di Johnny Cash e gli U2, il trip è assicurato. Yup.


sabato 30 agosto 2008

Dio lo Vuole




Un’ aura divina, e in parte auspicata, ci ha accompagnato nel viaggio da poco avvenuto, carico di avvenimenti devastanti, che hanno anche stavolta esercitato la mia ben labile psiche.


Lo so, lo so…volete il resoconto divertente, perché tutti sanno che sono un’attiva sostenitrice della Risata contro il Male di Vivere; volete il raccontino esilarante, per il quale dovrei impegnarmi. Ma in verità, e in verità vi dico, non farò nulla del genere. Non manipolerò la mia vacanza per farvi fare quattro risate, miei brutti anatroccoli; il mio soggiorno E’ STATO ESILARANTE senza che io faccia qualche ritocco qua e là. Giuro, e chi mi conosce sa che non mento.


Le vacanze devono essere organizzate. Non mi riferisco unicamente al prenotare l’ostello adatto, ed assicurarsi che esso abbia sede dove effettivamente afferma di essere (ogni riferimento agli avvenimenti accaduti nella mia vacanza, e riferiti in questo post, sono totalmente casuali), ma ciò che fa una vacanza sono i partecipanti. Da loro dipende la buona riuscita del viaggio.

Io, mi sono organizzata bene, in questo senso.


Alla mia destra, come era giusto che fosse, vi era la Doni, in tutto il suo splendore et virtute, e alla mia sinistra, saltellava la Valentina. Per entrambe devo spendere qualche parola, dato che il solito “c’era una volta una settimana a Praga…” la su citata Doni ha già avuto premura di renderlo noto qui.


Con Doni, ho condiviso momenti magici. Vorrei dire anche romantici e poetici, ma sarei infida e bugiarda. Il massimo dell’eleganza si è raggiunto nel Sex Machine Museum, e vi lascio intendere perché. La maggiore attrazione del museo, tra l’altro da lei trovato, non era tanto la macchina di accoppiamento di gruppo, o quel “tavolo” dell’Emilia Romagna di cui ancora ignoro il funzionamento, ma era, sicuramente, la reazione di Ilaria a ogni oggetto esposto. Il suo visino pacioccoso, che si distendeva in una solare immagine dell’Ilarità, per poi sfociare nella risata poco discreta , che invogliava gli altri visitatori a lasciarsi andare (in senso buono). Va inoltre detto che, da brava classicista quale è stata ( anche se non lo vuole ammettere), la sua sete di conoscenza non aveva limiti: l’uso delle sedie posizionali e dei vibratori a manovella era al centro della sua ricerca. Era così emozionante, vederla volteggiare tra le bacheche, con la fida fotografica tra le mani. La mia commozione(e piangevo davvero) è stata però quando ha scoperto che c’è gente capace di fare interagire le proprie interiora con riproduzioni falliche grandi quanto un enorme fallo di plastica nera semidura NON dovrebbe essere: il suo urlo di sorpresa mi colse sulle scale che portavano al piano del sadomasochismo, ed è risuonato come un “i bambini fanno OH!!” maggiormente allungato. Ilaria fa “Non è possibile!” con la stessa intonazione, e con tanto di occhio spalancato e capillari in vista. La spiegazione di Valentina sulle leggi della Fisica e della Biologia (…”Ilà, fa conto che tramite la dilatazione si può espellere un bambino…”) non riuscivano comunque a reggere lo stupore della mia Doni (“Ma mica si espellono da qui!!”). Io lo ammetto, ho guardato basso per tutto il tempo, non tanto perché le cose mostrate riuscivano a farmi comprendere quanto ignorassi della vita sessuale umana (se così vogliamo dire), quanto per il fatto che mi pentivo, all’origine dei primordi del mondo, di aver incaricato qualcun altro di decidere le modalità dell’accoppiamento. Se potessi tornare indietro, farei in modo che si potessero avere bambini solo grazie alla forza di volontà. Ce ne sarebbero pochi. Meno di quanti ce ne siano adesso, credo. Ma non fateci caso, sono rammarichi di una divinità. Lo stesso rammarico che colse sempre Ilaria, che non si spiegava all’uscita del Museo, perché non ci fosse uno Shop all’interno, giusto per avere almeno un portachiavi per ricordo. Ma questa è un’altra storia. Il divino però l’abbiamo scorto: nel museo, pendevano sulla mia testa due manichini vestiti con due camicie da notte sexy quanto può esserlo un bidone per la carta da riciclare, che però avevano simpatiche aperture, che consentivano lo “zum-zum” tra sposi senza toccarsi impunemente….’na cosa molto furba. Sull’orlo del vestito femminile, ricamato il meraviglioso “Dio lo vuole” che da il titolo al post e toglie a me ogni responsabilità su quello che succede nel mondo.


Doni

è stata protagonista di altre avventure, ovviamente. Lo sterminio dei ragni, ad esempio, o l’incontro ravvicinato con l’Oscuro Signore, con il quale si è concessa effusioni e 50 scatti. Ma la vera Star senza Wars della mia vacanza è stata la creazione di Dio tra le più geniali, fatta apposta per me, e me sola, Valentina. Non c’è altro da aggiungere.


Valentina sarebbe quel tipo di moglie di cui si devono amare tutti quegli atteggiamenti unici et rari, più che la persona in sé.

Perché altrimenti, l’eventuale marito l’accoltellerebbe minimo 30 volte, poi dipende dalla passionalità e dal tempo insieme.

Io amo i suoi atteggiamenti unici et rari. Anche se a volte l’amore è direttamente proporzionale alla voglia di ucciderla, indi per cui la quale, Vale sposami.



Lei, è straordinaria: lo è stata quando mi mandò il messaggio 3 ore prima di partire, di portare il ferro da stiro; quando abbiamo capito che non si poteva ficcare in uno zaino tutto l’occorrente per una vacanza, senza che però lei partecipasse alla comprensione; Vale è stata straordinaria, mentre appena sveglia, pretendeva che comprendessimo i suoi mugugni articolati, e quando, mentre mugugnava, non si è accorta che La Doni voleva colpirla con il fornello elettrico. Era adorabile mentre parlava con i ragni (e con il preferito Parker) intimandogli di morire, per poi dirgli di non farlo, perché le sarebbero caduti sul letto; e che dire quando siamo uscite di corsa dal Ceske Kuchine, in seguito a una sua crisi sul cibo, e del suo disturbo compulsivo del CAMBIA EURO/SPENDI CORONE, che assieme e agli attacchi di fame, la colpiva 13 volte al giorno; L’ho amata, quando si è addormentata nella sala del cinema erotico del Sex Machine Museum, con tutto Ilaria che rideva,o quando mi ha fotografato tutti i disegni che mi piacevano nel museo di Mucha per farmi felice; l’amavo anche quando entrava nel mio letto e mi passava le mani gelate sulla schiena (ma qui ritorna il concetto della proporzionalità amore/odio), e anche mentre scappavamo con il pedalò da quelli che ritenevamo dei “pirati di fiume”, che ci hanno inseguito per 15 minuti su pedalò simile. Ho amato entrambe in molte occasioni: mentre cercavano di battermi a “Pecora”( che è un gioco di carte, malpensanti del piffero), o mentre insinuavano una mia eventuale relazione con S. Venceslao, patrono dei pigiatori d’uva. Le ho adorate e sarei rimasta lì con loro, magari fingendo di essere fantasmi che avevano infestato la stanza, guadagnandoci pure l’ostello, che credete! Voi miei accoliti sareste venuti a trovarmi, sacrificandomi capponi e io vi avrei benedetto, come in un buon pellegrinaggio che si rispetti. Ringrazio le mie compagne di avventure, che San Venceslao, su mia autorizzazione, vi protegga, affibbiandovi una banana museale come portafortuna.

mercoledì 13 agosto 2008

E’ il punto che è bello (.)

Parto, cielo, come Parto. Parto, non nel senso che Partorisco. Ma nel senso che Partisco, che me Ne Vado. Parto per Praga, alla facciaccia di chi mi vuole male, e non voleva che Partiscissi, o che Partissi scegliete voi. Occhi Secchi, non mi avete preso. Certo, dovrei aspettare il ritorno per dirlo, dato che devo salire su un aereo, e stare in una città straniera, e tornare con un altrettanto aereo…ma per ora, Tiè. E Tiè, Tiè, Tiè.
La mia città mi ama (ennesima allitterazione, che io sono acculturata). La foto di cui sopra mi è testimone. Due braccini zebrati mi salutano amorevolmente come a dire “Arrivederci, Nunzia, ‘sta casa aspetta a te!” E non aspettarmi alzata, vecchia belarda. Marica non sarà con noi, e mi mancheranno le sue coccolissime minacce di morte a chi non si alza in tempo; Ma avrò comunque la Doni, che è la vita mia, e Valentina, che mi auguro che si scordi il cellulare, e con lui le sue sveglie.
La valigia è pronta. Oggi, come bravo clan di sciamani che si rispetti, l’abbiamo battezzata a sale grosso, sperando che non venga persa per l’ennesima volta. Non mancano cornetti ed aglio, per eventuali vampiri. Mio cugino è comunque impazzito, e ben pensò di portare del sale a casa, che ha versato (ORRORE) per tre volte, quindi se dovessi abbandonare le spoglie mortali in incidenti vari, il mio Spirito Divino vi informerà che la colpa è sua, e così sia(Sa, io ti amo, ma il sale versato è peggio dello specchio rotto. Fatti esorcizzare).
Mentre si cerca la roba DA METTERE IN VALIGIA, si scoprono universi dimenticati. Calzini spaiati, mutande di quando eri bambina; e lo capisci non tanto per la misura, ma per via dei disegnini traumatizzanti delle paparelle. Buon Gesù.
La Divina Madre (passata di grado, dato che la Reale Madre sono io) si è disperata tra roba “ammappociata” e roba sull’orlo del suicidio. Ma come si suicida una maglietta?! Domande esistenziali. Io poi non amo portarmi molte cose. Ma per La Madre tutto può servire. E con tutto, dico tutto. Il pesce rosso me l’ha risparmiato, cara Donna. E molta roba l’ho tolta di nascosto. E ben vada. Io Parto, e come ho già detto, non aspettatemi. Anzi, vi aspetto io. Nel frattempo, onoratemi e pregate per la mia buona riuscita. Le vie del Signore sono infinite; la mia è unica, coincide con quella della Skyeurope che a Praga mi porta. E con questo punto(.) metto il punto alla serata. Che bello.

P.s: Sorvolando che Bilbao- Città mia è una pazzia, Gianni, per l’album di Luis Royo, potrei anche pensare di mandarti una cartolina più accorata. Ti voglio bene, sappi che se muoio, l’album viene nella tomba con me. Tieni conto.

Vi AMO, e non vi ANO, tutti.

venerdì 27 giugno 2008

“Ma che ce fregaaaa, ma che ce importaaaaa….

...se l’oste ar vino c’ha messo l’acquaaaa”, ma parla per te, razza di fulgido esempio di cretineria, che a me la cosa mi stizza fortemente. Cioè, l’acqua nel vino?! Looota. Guarda, non ti meriti nemmeno il mio augurio di soffocare a causa di una Micro- machine involontariamente ingerita.

So già che la presenza di addirittura Due Post nel mio blog, NELLO STESSO MESE, causerà un casino di collassi. Ma al cuor non si comanda, la capra sotto la panca crepa, la palla di pelle di pollo di Apelle è ‘na cosa che mi disgusta immensamente. In poche parole, me ne frega poco.

Dicevo. Non so voi, meravigliose imitazioni di umani pieni di attività, ma io mi sto organizzando per le vacanze. Quelle dell’anno scorso, a parte la perdita della valigia, il mio letto mancante, le sveglie valentiniane, il topo nel parco, e la ricerca estenuante di cibo vero, è stata una cosa carinissima. E io reputo poche cose carinissime. Tra le quali i tappi di bottiglia colorati, ma questa è un’altra storia. Comunque. La mia vacanza ideale, si fa in compagnia dell’allegra brigata dell’anno che passò, il cui istinto omicida viene equilibrato dalla forte percentuale di pigrizia. Il che, vi assicuro, è assai confortante, ma giusto perché non devi dormire con un occhio aperto, tanto sai che quella di fronte non avrà mai la forza di premerti il cuscino in faccia. Attualmente, la meta decisa è Praga. Dico attualmente, dato che ogni diavolo di volta che tento di andare a Praga, succede qualcosa. No, seriamente. Sto attendendo la notizia alla TV che proprio sotto l’ostello preso in considerazione, ci sia una qualche bomba nucleare, o che a tutto prenotato, io muoia in un incidente. Ma seguirei il gruppo anche da spirito ectoplasmatico.

Il fatto sta nell’organizzazione. Ma quello è il fatto difficile.

I venditori sono infami. Come gli osti, intendo. Io, fanciulla speranzosa, vedo sbrilluciccarmi sullo schermo del computer il prezzo bassissimo del biglietto, e già piroetto sulle note dell’Inno della gioia, quando, aggiungendoci tasse, il costo del caricare la valigia, e il prezzo da pagare per il tessuto delle sedie che consumerò in due ore, e la sovrattassa,nel caso davvero non resistessi, per portare con me il dromedario gonfiabile (che dà un tocco di orientale), il prezzo mi aumenta notevolmente, e il mio passo di danza diventa un grande gestaccio, accompagnato da un sentito “fatt’a rota”. Corpo di mille balene dallo sfiatatoio tappato. Pubblicità carogna. Mica giusta questa cosa. Oddio, so di certo che portare con me un dromedario gonfiabile costa caro, ma maledetto cane, non dirmi “glassa”, e poi, in fondo e in piccolo leggo “bile”. Mi hai annacquato la vacanza. E come per il vino, la cosa mi stizza in maniera esponenziale. E’ mejo er vino de li Castelli, che questa zozza società.

Parapappappà.



Comunque, impongo almeno DUE ora di silenzio in ricordo della "Voce della Conoscenza" altrimenti detto Claudio Capone, deceduto portando con lui i sogni e le speranze di una marea di bimbi che la sua voce istruiva nei tempi d'oro di Super Quark. Ti abbiamo amato di bene.

lunedì 23 giugno 2008

Ricerche sul campo

Yo, yo, yo, fortissimamente Belli Fatti. Di certo il mio acidume vi è mancato, indi per cui la quale,miei amati cosetti, dopo più di un mese di Otium contemplativo, ritorno a voi (Anche se Eternauta non lo riteneva possibile), che mi odiate più di chi mi ha messo al mondo, in tutta la mia risplendente Gloria. E non ci siano grattatine scaramantiche.

Dunque, dunque. L mia piccola città va a rotoli, tanto per dirne una. Non che fosse propriamente una novità. Cioè,è da quando il mio occhio è caduto sul gran numero di lucchetti sulle balaustre intorno al laghetto della villa comunale che ne avevo l’amaro sentore. Ma a ciò c’è soluzione, se non più di una: ad esempio, mettere su un cartello del tipo “la balaustra dice: non sono un ponte”, o magari ci si preoccupasse che le balaustre su citate siano cedevoli. Ma non ci curiam di loro, anche se il selvaggio vandalismo ha risollevato il mio morale (Go, Valerio, go).

Quanti momenti di vicendevole panico. C’è agitazione nell’aere. Roba che ti innervosisci solo respirando. Le cause mi sono ancora ignote.

Ma poi, mi sono ricordata: io sono un genio; nonché creatrice del mondo, come tale aggià sapè.

Ho provato a guardarmi intorno. E attualmente, la mia realtà consiste in “paese mio” e la sfolgorante Nola , mi sono fatta la croce ( e questo è un punto a favore per il collega in alto) e mi sono resa conto che c’è di peggio. Il mondo, va a rotoli, la mia città non poteva andar meglio. Nola, è una specie di giardino zoologico, con relativo padiglione degli animali nati da combinazioni strane, tenuti sotto formalina.

Non me ne capacito mai abbastanza. Nel mio percorso stazione-lavoro, lavoro-stazione, faccio concorrenza alla RAI: di tutto e di più.Per la strada, il mondo dà il meglio. No davvero, è una gioia.Non mi soffermo tanto sulla Questio del pensiero, in quanto, da brava a visitatrice di giardino zoologico, non mi avvicino agli animali in gabbia. Ma non è necessario. Basta vedere come ti conci, inevitabile cretina, per capire che hai problemi. Sì, perchè alcuni maschi, con il cappello sotto il casco (giuro!!), e via dicendo in altre pose, fanno ridere, ma le femmine! Roba da strapparsi le budella. Ci sono personaggi che poi ti affezioni, li attendi con trepidazione: ci sta ad esempio la da me soprannominata “quella che sussurrava ai commessi”. Eh sì. Perché per comprartela certa roba senza che gli altri avventori nel negozio scappino nel panico, devi solo chiederla sotto voce. Come si fa con le partite di cocaina. Sniff. L’immancabile pantalone a sigaretta. Sarà pure immancabile, ma ci sono situazioni che è pure immettibile, sorella cara. E non ti incazzare. Se c’hai il culo a 4 piazze non è colpa mia. Il nero dimagrisce, se, ma il giallo si fa notare, SOPRATTUTTO addosso a te. E per la cronaca, si nota anche il verde, il fucsia, e il bianco. Veramente, un po’ tutto. Ma non finisce qui. “Dettagli”, è un altro mio mito. Perché è il dettaglio, che fa la differenza, perché se già non riesci pienamente a comprendere il pantalone bianco con camicia evidenziatore, mica puoi comprendere i sandali gialli in accoppiata! Ma, come prima dicevo, ci sono i dettagli, e io, simpaticamente, chiamo il tanga giallo sull’orlo della crisi di pianto (che finalmente spiega i sandali), “simpatico dettaglio”. Sono una sagoma. E le scarpe. Quanti esemplari. Ne ho visti di colorati, con i fiorellini in plastica trasparente, e perline coordinate. Peccato che tu, o donna, avessi una caviglia di 15 centimetri di diametro, e che i fiorellini si nascondessero per la vergogna. Tutto ciò sa essere terrificante. E’ quasi un sollievo giungere nel proprio paese, e tornare alla routine di tutti giorni, tra agitazione e lucchetti vari. Chi più ne ha più ne metta. Ma non mi riferisco ai lucchetti, però…

martedì 25 marzo 2008

ePPoi

EPPoi, ePPoi, ePPoi sarà come morire. Magari tranciata da un tagliaerba. Sarebbe fighissimo, e sarei sulla bocca di tutti per un po’. Oggi è Festa Nazionale per chi mi adora come sua divinità, e ho voluto premiare i miei adepti con una nuova avventura, dalla quale ricaveranno gli insegnamenti che credono di scorgerci. Dicevo, ePPoi, ePPoi, ePPoi. Eppoi che dire. Ben sapete che per pubblicizzare la mia religione, mi sono infiltrata negli uffici di quella ufficiosa, e come tale faccio finta di lavorarci, ma loro mi pagano sul serio. Naturalmente la magagna non sta nello stipendio, ma nell’unico irripetibile CORSO DI FORMAZIONE CARITAS, che ci rallegra ogni tot del mese, e come sono solita dire, invocando il Collega, “Dio ce ne scampi!”, o un suo impiegato, ma qualcuno intervenga.

Grande è la perdita di tempo e lo sfrangiamento di ovaie che lo caratterizza, già solo per il nome e per il fatto che va ricordato. Ma l’orrore del viverlo, pochi lo conoscono, e lo auguro a meno ancora.

A renderlo ancora meno edificante ( a parte il fatto che è una sorta di traviamento dell’Essere, atto a farti il lavaggio del cervello) è la metodologia di insegnamento: venti teste vuote a perdere, riunite in una stanza alle nove del mattino, che discutono su tematiche attuali e introspettive, che in un modo o nell’altro, finiscono con l’identificarsi nella figura di S. Francesco. Un poco come un mega raduno di Fan del Tokio Hotel. Solo che qui non ci sono capigliature acrobatiche,ma sandali e rosari. Seguono attività rilassanti e utili, quali in Terribile Girotondo della Pace, o il far parlare una Rana peluche, ragionando su cosa non dovremmo mai fare.

Io, anche senza interpellare la Rana del Destino, avevo già una mezza idea: Io non dovrei partecipare MAI a un corso di formazione.

Le mie speranze si dissolsero al terzo incontro. Non vi era scampo. Ero braccata stretta da ogni parte.

Mostrai un visino adorabile, sbattendo le palpebre, nel tentativo di impietosire chiunque potesse evitarmi tale esperienza. Ma nisba. Carità e buoni sentimenti un corno.

Allora, sbattei la testa contro il muro, giusto per infondere pietà. Ma ripeto, manco quella.

Le premesse, non erano buone. Con il mio vero viso da Faina incazzosa , mi avviai al patibolo. Sapevo che sarebbe stata dura, ma promisi a me stessa di difendere la mia anima e staccarmi le braccia a morsi, se mi avessero trattenuto dallo scappare.

Aprii la porta, con una GRANDA entrata di scena trovandomi le felici pecorelle del gregge, che sembravano attendere giusto me, e mi sentii un po’ preda in pericolo, ma pensai che le pecore sono erbivore, e che via, che poteva succedere?

-Ah,tu sei l’altra ragazza del Servizio Civile vero? Io sono Suor Lucia. E ti stavo aspettando! Suor Paola mi ha dato l’autorizzazione a “prenderti un po’ in giro”!..-

Maledette pecore Carnivore!!!

Avevo già addentato una spalla. Se mi staccavo il braccio, sarebbero stati troppo impegnati ad osservarlo contorcersi, per inseguirmi. Il mio piano non poteva fallire.

Tre ore. Tre ore di nulla o poco più, che avrei potuto occupare in mille altri modi, magari più gratificanti, magari anche più caritatevoli. Potevo ad esempio, tagliarmi le doppie punte, tagliarle a qualcun altro. Ma provai, dopo un profondo respiro, che fu preso per sbadiglio, a smettere di mordicchiare il mio braccio.

Suor Lucia è una brava donna. Nei limiti in cui può esserlo una creatura che ha un’idea balzana come quella di far parlare una rana di peluche. Ha solo una fissazione morbosa con le musiche di Snoopy, che ci ha messo come sottofondo musicale e diedi un enorme esempio di pazienza a non distruggere quel maledetto portatile, mentre spiegavo al mondo il motivo della mia esistenza. Non c’era motivo più valido in quel momento, se non lanciare quel coso dalla finestra. E già che c’ero, buttarmi con lui, per saltarci sopra, ed essere sicura di averlo rispedito all’Inferno. Durante il primo “giochino”, in cui dovevamo scrivere su un fogliettino di che cosa potessimo privarci, il mio unico pensiero era che avrei potuto privarmi della musichetta, e essere veramente felice. La tentazione di riprendere il piano del braccio staccato era forte. Al secondo di giochino, ho tentato di strapparmi il cuore con il pensiero. Ci ero quasi riuscita quando tutto finì, e io ero già fuori, mentre la voce di Suor Lucia mi raggiungeva: - è stato così orribile?-

No, donna, è stato TERRIBILE. L’ho urlato per tutte le scale, mentre mi fiondavo in strada , con qualcuno che condivideva il mio dolore, e chiedevo a S. Francesco di fartelo capire con un’apparizione da dietro un vicolo oscuro. Con un bel “BU!”, e passa la paura. Santo Cielo, e che mi sia testimone! La mia unica consolazione è che avrò sicuramente contratto la lebbra prima della prossima formazione. Magari, il giorno prima. Sennò, c’è sempre il tagliaerbe. EPPoi, sarà, ePPoi saranno solo ‘sticazzi. E provatemi il contrario.